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Scuola Di Formazione Sufi

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Che cos’è il Sufismo o Tasawwuf?

L’impulso verso il misticismo è innato in ciascuno di noi, indipendentemente dalla nostra religione. E’ il bisogno di sperimentare una dimensione che vada al di là del mondo materiale, di conoscere e ritornare ad un’Essenza spirituale. Alcuni ne hanno in dote una gran quantità; altri, solo in piccole dosi. Più in generale, alcuni hanno la possibilità di sviluppare e tradurre questo bisogno nella vita di tutti i giorni, mentre altri no. Nondimeno, questa tendenza è presente in ogni essere umano. Il Sufismo (o tasawwuf) non è che la risposta naturale a quest’antichissima esigenza dell’essere umano.

Che cos’è esattamente il Sufismo? In primo luogo, il messaggio del Sufismo è indirizzato a tutti, non soltanto ai seguaci di una religione. Ogni credo ha il suo Sufismo. In ogni nazione e comunità ci sono stati dei Sufi, sebbene abbiano preso nomi differenti e adottato pratiche differenti.

L’essere umano è composto non soltanto da un corpo fisico, ma anche da un’altra componente, comunemente chiamata “io” o “il sé”. L’esperienza mistica attiva l’”io”. Come una corrente elettrica, percorre l’individuo portando alla luce un potenziale non sfruttato. Con l’attivazione del sé arrivano anche un certo grado di consapevolezza e d’intuizione. Si comincia ad avvertire che il proprio “io” riflette un altro “Io” – l’ “Io” di un Essere Supremo. Si diviene consapevoli dell’agire di Dio nel e attraverso il creato.

Molte persone raggiungono questo livello di consapevolezza ad un certo punto della loro vita. Un incontro, un evento o la presa di coscienza ci mettono di fronte ad una realtà molto più grande di noi. Per molti, questo livello di consapevolezza è sufficiente. Ma altri vogliono di più: contattare Dio, vedere il Divino, provare la Verità. Per loro essere solo una parte non è abbastanza: desiderano annullarsi nel Tutto, nell’Eterno. Vogliono che la loro fede balzi in avanti spontaneamente e in maniera continua, come l’acqua che sgorga da una fontana. Essi bramano rendersi conto in prima persona che Dio ci è vicino come la nostra vena giugulare. 

Come facciamo a soddisfare questa brama? Dio è l’Essere Sublime; gli uomini sono grossolani al suo cospetto. I loro sensi possono udire, toccare, vedere, gustare e odorare il mondo materiale, ma l’Essere Supremo elude i nostri sensi. Come può una particella contattare il Sole? Come può una parte diventare il tutto? Dall’alba dei tempi, gli esseri umani hanno tentato di risolvere questo dilemma.

L’insegnamento del Sufismo

Secondo gli insegnamenti Sufi, il sentiero per provare la Presenza Divina comincia dentro di noi. Si dice che chi realizza se stesso realizza il Signore. Dio è presente, ma le persone non riescono a vedere l’Onnipotente perché veli d’ignoranza coprono i loro occhi mentre la ruggine ha imprigionato i loro cuori. La persona comune è ego-centrata. Solo dopo aver ripulito il cuore e purificato il sé i veli si solleveranno. Subito dopo anche la ruggine cadrà e gli occhi diventeranno capaci di vedere Dio.

Nei secoli, i maestri Sufi hanno sviluppato un approccio scientifico per raggiungere tale perfezione. Hanno scoperto che oltre alla mente, gli esseri umani hanno anche altri centri di consapevolezza che, come fossero facoltà interiori, ci aiutano a raggiungere la conoscenza. Preminente fra questi centri è il cuore. Attraverso una pratica diligente, i maestri del Sufismo hanno perfezionato tecniche che attivano il cuore, coltivando una profonda intuizione e consapevolezza.

Il cuore messo a lucido diviene uno specchio che cattura la luce della verità e la riflette sulla nostra consapevolezza. Grazie a questa luce emerge la comprensione che, dietro i fenomeni materiali, esiste un Essere superiore; e che ogni cosa nell’universo è contenuta e si riflette in questo Essere. E questo riguarda anche il nostro io interiore.

Scoprire e soddisfare il proprio potenziale Divino ha come risultato una fede incrollabile e la certezza della verità. Ci si sottomette completamente all’Onnipotente, come una goccia di pioggia si sottomette all’oceano. La nostra volontà agisce solo in accordo con la volontà di Dio; ogni azione è compiuta solo per amore di Dio.

Attraverso l’obbedienza disinteressata, il cercante comincia a riconoscere la Presenza del Divino in ogni evento e circostanza. La consapevolezza di Dio lo pervade in ogni momento. Egli diviene servitore sincero dell’Onnipotente. In effetti, il Sufismo non è altro che sincerità interiore ed esteriore.

Il Sufismo non focalizza l’attenzione solamente sulla purificazione dell’individuo. Mentre lotta per rinunciare a sé stesso, il sālik (viaggiatore spirituale) dedica il suo intuito anche al miglioramento della condizione sociale e culturale della comunità, della nazione e dell’umanità in generale. Questo impegno al servizio fa del Sufismo una forza dinamica e trasformatrice a tutti i livelli, da quello personale a quello globale.

Storicamente, le persone assorbite dagli studi accademici sulla religione hanno bollato il Sufismo come una ricerca speculativa. Costoro ritengono che il Sufismo sia alimentato dalle fantasie dei suoi praticanti piuttosto che da una conoscenza reale. Tuttavia, in tempi più recenti ricercatori nel campo delle scienze e della fisica quantistica stanno arrivando a conclusioni parallele alle premesse del Sufismo. Per esempio, molti scienziati ora tengono conto della fondamentale interconnessione di tutti i fenomeni.

Che parlino o meno in termini di Dio, le loro scoperte echeggiano l’atavica consapevolezza dei mistici sull’Unità Divina. Costruendo a partire da punti di comprensione comune, maestri e discepoli del Sufismo stanno aprendo un dialogo con gli scienziati. Inoltre, stanno lavorando per colmare le distanze che ci sono, così facendo aiutano più persone a riconoscere i benefici di una visione spirituale della vita.

Come molte altre discipline, il Sufismo è finito nelle mani di persone senza una formazione adeguata. Ne sono emerse forme deteriorate di Sufismo. Spiegare che cos’è il Sufismo richiede pertanto di fare in primo luogo attenzione a ciò che non è. Il Sufismo non si occupa prevalentemente di potere o dello sviluppo dell’intelletto. Non fa leva su un insieme di tecniche culturali e non si preoccupa dell’ego. Non è necessariamente una ricerca di maggiore efficacia personale, capacità di guarigione, poteri psichici, e simili.

Il Sufismo non è concepito per assicurare una bella vita ai maestri o ai capi delle organizzazioni, né per tenere in maniera deliberata gli allievi in uno stato di turbamento. Gli occidentali — sempre smaniosi di sintetizzare loro stessi — vedono nel Sufismo un insegnamento concepito per unire tutte le religioni e i credi. Anche questo travisa il suo scopo. Sicuramente lo sviluppo del potenziale spirituale dell’essere umano può diminuire l’intolleranza, il fanatismo, il pregiudizio e i conflitti. Ma questi sono risultati secondari del sentiero Sufi, non mete.

Nonostante abbondino derivati annacquati del Sufismo, per grazia dell’Onnipotente la sua essenza resiste. Ed è ancora pertinente in un’epoca post-moderna. Senza ombra di dubbio, offre dei principi che possono essere usati come basi per le nostre intenzioni ed azioni con gli altri. Il sentiero Sufi promuove l’equilibrio tra la vita esteriore e le pratiche spirituali interiori. Un equilibrio che sta diventando tanto più importante quanto più aumenta la complessità della vita.

Altre forme di istruzione focalizzano l’attenzione sulla mente o sul corpo, sullo sviluppo di abilità, sulle qualifiche professionali o sul carattere. Il Sufismo educa il cuore. Attraverso lo sviluppo dell’infinita capacità del cuore di scandagliare la profondità della consapevolezza, gli aspiranti ottengono un intuito profondo. Queste capacità guidano le loro vite e diventano veicoli per capire sé stessi e Dio. Solo un cuore risvegliato può raggiungere la consapevolezza di Dio; la mente non può. Coloro che intraprendono il sentiero Sufi scoprono i segreti per risvegliare il cuore.

Essi capiscono e vivono la conoscenza rivelata al Profeta Maometto [§] che ha detto: “I vascelli del vostro Signore sono i cuori dei Suoi servi retti, e i più cari a Lui sono quelli più morbidi e teneri” (al-Tabarani).

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