Realizzazioni sul sentiero

Le ricerche di coloro che viaggiano sul sentiero Sufi sono di ordine pratico e personale, non teorico, e le risultanti realizzazioni sono difficili da trasmettere in parole.

Tra le prime realizzazioni degli allievi c’è la consapevolezza di una dimensione trascendente. Intravedendo aspetti dell’universo che sono inaccessibili all’intelletto, ricevono un assaggio di qualcosa al di là dei fenomeni materiali. Una nuova visione della realtà comincia ad influenzare le loro vite e i loro pensieri.

Man mano che si risvegliano il cuore e le altre lata’if (centri sottili di consapevolezza), la comprensione di sé si approfondisce. La mente razionale si espande e i ricercatori acquisiscono l’illuminazione necessaria alla possibilità di vedere tutti gli aspetti dell’esistenza in una prospettiva appropriata.

Gli allievi che continuano diligentemente e svolgere le pratiche possono ottenere un’esperienza personale delle seguenti asserzioni:

  1. Il mondo fenomenico della materia e la coscienza individuale sono solo una parziale realtà.
  2. L’essere umano ha un altro sé diverso dal sé empirico: l’eterno sé.
  3. Si può avere esperienza diretta del Divino attraverso un’interiorità attentamente nutrita, che è superiore alla ragione e all’intelletto da soli.
  4. Perseguendo fedelmente una disciplina con una guida accreditata, si può identificare il proprio sé limitato col vero sé.

Oltre un certo punto, le realizzazioni diventano inseparabili dal modo di essere della persona. Diventa chiaro agli allievi che gli esseri umani non sono meramente schiavi dell’istinto, ma hanno un impulso ad esprimere valori più elevati e una volontà capace di controllare le loro azioni. Come gli allievi diventano capaci di vedere la Divina Presenza in ogni cosa, riescono meglio ad afferrare il significato della vita umana – sia delle loro vite individuali che del destino collettivo dell’umanità. Punti di vista ristretti ed egocentrici lasciano la strada a una prospettiva più ampia, incoraggiando gli allievi a fare di ogni pensiero, parola e atto una forma di ‘ibdda (culto) e khidma (servizio). Si avvicinano a uno stato di desiderio consapevole del bene, perfino in situazioni in cui non c’è vantaggio personale o vi sono forti pressioni.

Sapendo con certezza che ogni cosa è governata dalla volontà di Dio, i ricercatori apprendono a dipendere da Dio, ad essere pazienti e accettanti. Attraverso le pratiche possono anche ricevere la conferma che c’è vita dopo la morte. Quando riconoscono che questo mondo è preparazione per quello futuro, sono ulteriormente ispirati ad adottare uno stile di vita più pio e virtuoso.

Il Sufismo è un viaggio dall’interiore all’esteriore. Realizzando il sé, il ricercatore realizza Dio. Realizzando Dio, il ricercatore diviene altruista. Passo dopo passo, il suo essere precedente viene trasformato, finché per la grazia di Dio può raggiungere il fana’ e il baqa’: l’esperienza di unificazione, o di essere annullato o consumato nel Divino, di conformarsi in e con l’Onnipotente.

L’esperienza di unificazione non è la realizzazione finale del viaggio Sufi. Coloro che raggiungono questo stadio ritornano da esso ad assistere gli esseri loro compagni. Essi stanno con Dio e in questo mondo simultaneamente, traducendo la vicinanza che avvertono col Creatore in servizio verso la creazione. Si mantengono sintonizzati, pronti ad adempiere i doveri e le responsabilità che Dio presenta nella vita di ogni giorno. Il mondo è come un laboratorio gestito da Dio, e il Sufi al più alto stadio di realizzazione è un lavoratore, che si applica a svolgere il proprio ruolo nel miglior modo possibile, affidandosi sempre alla misericordia e alle benedizioni di Dio.

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