Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) (1859 -1900)

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) fu un grande santo e un essere veramente universale (insan-i-kamil). Nel tempo, la sua importanza e il suo contributo al pensiero e all’azione Sufi sono stati sempre più riconosciuti in tutto il mondo.

Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) è nato attorno al 1860 d.C. a Balgadhi (un villaggio nello stato indiano del Bengala). Suo padre era esperto sia in teologia che nella scienza spirituale e aveva padroneggiato l’alchimia, o ciò che oggi chiameremmo la chimica. Quando Abdul Bari Shah (r.a.) aveva solo sei anni suo padre trapassò, e sua madre si prese la piena responsabilità di crescerlo. Subito dopo essere rimasta vedova si trasferì da Balgadhi a Hoogli, vicino a Calcutta, in accordo col volere di suo marito. Si mise a filare per guadagnare da vivere. La sua vita era un modello di pazienza e di gratitudine. Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) era molto stimato malgrado la giovane età; egli cercava di contribuire alle entrate familiari svolgendo piccole mansioni per aiutare la madre. Dopo qualche tempo, su richiesta di un parente, la famiglia si spostò da Hoogli a Naldanga.

Una volta, quando Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) era ragazzino, alcuni bambini gli chiesero di unirsi a loro per rubare noci di cocco. All’inizio egli rifiutò, ma quando insistettero accettò di accompagnarli. Raggiunsero gli alberi, e gli altri bambini cominciarono a raccogliere le noci. Essi chiesero a Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) di stare in guardia nelle vicinanze, e di avvertirli se qualcuno si fosse avvicinato. Gli alberi di cocco erano vicino a un cimitero. All’improvviso Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) vide un morto venire verso di lui. Questa persona disse: “Buon ragazzo, non sei nato per questo scopo”. Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) lasciò là i compagni e tornò a casa.

Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) non ricevette alcuna istruzione formale. Fu ammesso alla scuola, ma non amava questo tipo di istruzione, così lasciò la scuola e si impegnò in diversi lavori. Alla fine si fece una posizione con un buon salario presso le ferrovie. Ora poteva condurre una vita migliore e stare anche in compagnia di amici.

Una notte, Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) vide in sogno suo padre. Questi gli disse che non approvava il lavoro alla ferrovia, a causa della corruzione sul luogo di lavoro. Nel suo cuore, Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) era rimasto distaccato da quel lavoro, e il mattino al risveglio decise di dimettersi. Il suo insegnante di arabo e alcuni amici cercarono di dissuaderlo dal licenziarsi; lo avvertirono che avrebbe avuto problemi a trovare un lavoro simile. Egli ignorò i loro consigli e lasciò le ferrovie.

Poco tempo dopo egli soffrì di una dissenteria così acuta che la gente pensò che non sarebbe sopravvissuto. Di nuovo vide suo padre in sogno. Il padre gli diede qualcosa da mangiare, del che mangiò in abbondanza. Quando si svegliò si sentì meglio, e in pochi giorni fu completamente guarito. Ma ora Abdul Bari Shah era una persona molto diversa, che dedicava la maggior parte del tempo alla ricerca spirituale. Era anche in cerca di uno Shaykh che potesse guidarlo su questo sentiero.

Ricevette la prima iniziazione dallo Shaykh Chistī Hazrat Karim Bakhsh (r.a.), il padre di Hazrat Hamid Hasan Alawi (r.a.), che era capitato a passare per Balgadhi. Quando Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) cominciò ad osservare la pas-an-fas (consapevolezza del respiro) secondo le istruzioni del suo Shaykh, il suo cuore si aprì. Fu molto felice di questa esperienza e cominciò a provare un interesse ancor maggiore e ad applicarsi entusiasticamente alla ricerca spirituale. Ma egli rimase dispiaciuto di non poter più rivedere lo shaykh.

Un giorno, mentre Sayyid era impegnato nel dhikr, il fondatore della tariqa Chisti, Hazrat Moinuddin Chisti (r.a.), apparve davanti a lui e disse che, sebbene non ci fosse nulla di sbagliato nelle direttive del suo Ordine, in futuro egli stesso avrebbe istruito Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.). Da allora in poi, Hazrat Moinuddin Chisti (r.a.) venne regolarmente ad impartire la trasmissione a Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.). Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) disse una volta al nostro grande Shaykh Hazrat Hamid Hasan ‘Alawi: “Non pensare che si trattasse di una visione. Egli usava sedersi con me come tu ora siedi di fronte a me”. Hazrat Moinuddin Chisti lo assistette attraverso le stazioni del sentiero. Hazrat Abdul Bari Shah narrò:

“Ogni volta che incontravo ostacoli che non avevo la forza di superare, Moinuddin Chisti (r.a.) soleva innalzarmi con l’aiuto della sua speciale essenza. Ogni volta chiedevo: “Hazrat, ho aggiunto la meta del viaggio?” e lui rispondeva sempre: “No, la meta è ancora molto lontana”—finché alfine, un giorno, disse: “Ora hai raggiunto la destinazione”.

Una volta, quando il Ramadan coincise con la stagione delle piogge, Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) giunse al punto che gli era rimasto solo un penny. Con questo penny comprò un po’ di grano, che permise a lui e a sua moglie di tirare avanti per un altro paio di giorni. Alla fine la sua condizione finanziaria era così cattiva che non rimase in casa nemmeno una monetina. Rievocando questo periodo, Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) osservò successivamente: “Non temevo di essere messo alla prova, ma ero preoccupato per mia moglie. Temevo che non potesse sopportare la tensione e divenisse insofferente”. Ma in compagnia di grandi anime anche altre anime possono dar prova di grandezza. Sua moglie mise sul fuoco una pentola con sola acqua perché i vicini non sospettassero che stavano morendo di fame.

Passarono due giorni in queste condizioni. Potevano rompere il digiuno solo con sorsi d’acqua. In simili momenti, anche le persone migliori possono perdere la speranza ed essere distolte dal sentiero. Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.), tuttavia, si dedicò totalmente alle sue pratiche. Non s’interruppe nemmeno per darsi sollievo. Pensò che la morte poteva essere vicina, e che perciò sarebbe stato meglio fare quanto poteva nella sua ricerca spirituale. Cominciò a piovere, e il tetto della sua casa era così vecchio che l’acqua colava da tutte le parti. Immobile, egli rimase occupato nel fare il suo dhikr. Si mise una pentola o altri utensili sulla testa per ripararsi dall’acqua. Ogni volta che la pioggia cessava per un momento, vuotava la pentola, la rimetteva in testa e continuava a meditare.

Un giorno, mentre Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) era impegnato nelle sue pratiche in questa miserevole condizione, Hazrat Ali (R.A.) e Hazrat Shaykh Abd al-Qadir Jilani (r.a.) gli apparvero, vestiti con begli abiti splendenti e tenendo in mano delle spade sguainate. Essi lo avevano visitato diverse altre volte, ma la visita di quel giorno era una visita speciale. Mentre uno lo prese per il braccio destro, l’altro lo prese per il sinistro e insieme lo fecero stare in piedi su di un alto podio. Essi dissero: “Oh Abdul Bari, sarai un wali da questo giorno in poi!” [nota: wali significa letteralmente amico di Dio, o santo]

Dopo che Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) fu uscito da questo stato, ma mentre era ancora in meditazione, entrò un uomo nella sua stanza e disse: “Oh Hazrat Sayyid, il tetto di questa capanna è diventato inutile. Permettimi per favore di ripararlo”. Un altro venne a dargli due rupie come segno di reverenza. In breve, i tempi sfavorevoli ebbero termine. Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) e sua moglie non affrontarono più l’inedia, sebbene talvolta patissero la fame per tre o quattro giorni in un mese. Quando l’istruzione fu completata, Hazrat Moinuddin Chishti fece di Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) il suo khalifa (rappresentante) per insegnare ad altri nell’Ordine Chisti.

Dopo qualche tempo, a Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) accadde di incontrare il grande Shaykh Mujaddidi di quel tempo, Mawlana Ghulam Salmani (r.a.). Dopo aver completato le lataif’i-ashra (i dieci centri sottili di consapevolezza), Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) chiese allo Shaykh Salmani di fare di lui il suo murid. Ma lo Shaykh rifiutò la sua richiesta. Egli ne fu terribilmente deluso. Quando sedette in meditazione, lo Shaykh Ahmad Faruqi Sirhindi (r.a.) gli apparve e gli chiese ragione del suo dispiacere. Dopo aver ascoltato l’accaduto, lo Shaykh Ahmad Faruqi (r.a.) disse: “Ora vai dallo shaykh Salmani. Stavolta ti accetterà come murid”. Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) visitò di nuovo lo Shaykh e riferì la sua conversazione con lo Shaykh Ahmad Faruqi Sirhindi (r.a.). Dopo aver sentito l’accaduto, lo Shaykh Salmani iniziò Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) all’Ordine Mujaddidi.

Benché esteriormente Hazrat Mawlana Salmani (r.a.) fosse lo Shaykh di Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.), interiormente lo Shaykh Ahmad Sirhindi (r.a.) continuò a fornirgli la trasmissione. Attraverso la metodica dell’uwasi, altri fondatori di grandi Ordini, incluso Hazrat Shaykh Abdul Qadir Jilani, lo Shaykh Abdul Hasan Shadhili, e Hazrat Bahauddin Naqshband, fecero di lui il loro rappresentante e lo autorizzarono a insegnare nei loro Ordini. Nella stessa modalità uwaysi, anche Hazrat Uways Qarani gli diede il permesso d’insegnare secondo il suo Ordine e fece di lui il suo rappresentante.

In breve, Hazrat Abdul Bari Shah (r.a.) ricevette il permesso di dare l’iniziazione e di istruire allievi negli Ordini Chisti, Qadiri, Mujaddidi, Naqshbandi, Shadhili, e Qarani. Al tempo stesso, per grazia di Allah, egli conseguì diversi ranghi spirituali e ricevette le più alte stazioni spirituali e il più alto status nei mondi dello spirito.

Viveva a Calcutta una donna anziana che era uno dei quaranta AbdalHazrat Abdul Bari Shah (r.a.) talvolta si incontrava con lei. Quando essa morì, mediante kashf (visione) gli fu richiesto di portare avanti i compiti di lei in qualità di Abdal.

Sempre a quel tempo lo Shaykh Abul Hasan (r.a.) agiva come Qutub’i-Madar (Polo dell’Universo) e viveva alla Mecca. Egli diresse l’attenzione verso Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) e stabilì con lui una connessione spirituale. Lo Shaykh usava incontrarsi quotidianamente con Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) e dargli la trasmissione. Talvolta egli venne da Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) e talvolta Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) soleva andare da lui alla Mecca per il loro incontro. Quando il nostro Grande Shaykh Hazrat Hamid Hasan Alawi (r.a.) udì questo espresse meraviglia, perché c’era una grande distanza tra i due luoghi. Ma Hazrat Abdul Bari Shah (r.a.) disse che nel viaggiare spiritualmente lo spazio e il tempo non contano.

Quando lo Shaykh Abul Hasan (r.a.) lasciò il corpo, ci fu un raduno nelle vicinanze della Santa Ka‘ba alla Mecca. Molti grandi santi si presentarono come candidati al posto di Qutub‘i-madar. Anch’egli era presente, ma considerandosi inferiore a tutti e inadatto a quella posizione stava all’ultimo posto. Allora l’Angelo Gabriele (a.s.) intervenne nell’assemblea con una corona di gioielli e di perle in mano e  chiamò il nome di Hazrat Abdul Bari Shah (r.a.). Questi corse a presentarsi davanti all’angelo. Allora Hazrat Gabriele (a.s.) mise la corona sul capo di Hazrat Abdul Bari Shah (r.a.). Facendo cenno verso la Santa Ka‘ba disse: “Tu sei il curatore di questa casa da questo giorno in poi”. Dopo di ciò, Hazrat Abdul Bari Shah (r.a.) compì i doveri del Qutub‘i-madar.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) diede importanti contributi sia agli Ordini presso i quali era stato investito d’autorità che al Sufismo in generale. Uno dei suoi maestri, Hazrat Shaykh Ahmad Faruqi Sirhindi (r.a.), aveva precedentemente perfezionato l’Ordine Naqshbandi usando la tecnica dell’indiraj an-nihayat fi’l-bidayatHazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) introdusse il metodo dell’indiraj an-nihayat fi’l-bidayat nel rimanente dei principali Ordini presso i quali era investito d’autorità, col consenso dei loro fondatori.

Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) fece anche alcuni cambiamenti nel sistema di fare discepoli. Egli non era soddisfatto del sistema prevalente, che richiedeva che un individuo divenisse murid prima di cominciare a fare le pratiche Sufi. Egli pose fine a questa tradizione permettendo agli aspiranti di intraprendere il viaggio spirituale senza diventare murid. Tuttavia, dopo aver completato le dieci lataif (centri di consapevolezza) si scoprì che gli allievi avevano difficoltà a procedere ulteriormente sul sentiero senza diventare murid. Oggi la principale caratteristica del nostro Ordine è che non è necessario diventare murid prima di intraprendere le pratiche.  Solo dopo aver completato le lataifi‘i-ashra (i dieci centri sottili di consapevolezza) l’allievo è obbligato a prendere questo impegno. In molti altri Ordini, diventare murid è la prima condizione per iniziare le pratiche.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) detenne anche il titolo di Muhafiz-i-ulum, colui il cui compito è di salvaguardare sia la Shari‘a che la Tariqa. Pertanto, noi speriamo che ogni fraintendimento tra Shari‘a Tariqa sia rimosso e che una migliore armonia prevalga in questa materia.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) non era solo il Qutub‘i-madar dei suoi tempi, ma ottenne anche lo status di Qutub‘i-Irshad (Polo per la Guida Spirituale). Tra i primi santi, solo poche elette persone hanno avuto il privilegio di occupare entrambi questi posti. Il mondo non rimane mai senza un Qutub‘i-madar. Quando uno lascia il corpo, un altro prende il suo posto immediatamente. Ma non è necessario che un Qutub‘i-Irshad sia presente in tutti i tempi. Lo spirito di lui o di lei può portare avanti il suo lavoro anche dopo aver lasciato il corpo.

Come Hazrat Ali (R.A.) e altri Imam (Poli) appartenenti alla famiglia del Profeta (s.a.w.) occuparono la posizione di Qutub’i-Irshad per accordare la santità ad un salik, così pure Shaykh Abdul Bari Shah (r.a.) ebbe questo privilegio. Dallo Shaykh Abdul Qadir Jilani a Sayyid Abdul Bari Shah nessuno Shaykh ebbe questa posizione. Essa era collegata con lo spirito dello Shaykh Abdul Qadir Jilani, che portò avanti il compito anche dopo aver lasciato il corpo. Perfino Shaykh Ahmad Sirhindi (r.a.) si considerava il rappresentante di Shaykh Abdul Qadir Jilani (r.a.) quando adempiva a questo compito. Egli scrisse che questa responsabilità era collegata con lo spirito dello Shaykh Abdul Qadir Jilani (r.a.), e che gli era stata data questa responsabilità come suo khalifa. Diversamente, Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) ebbe un’autorità personale a questo proposito. Qui vediamo che sebbene Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) sia trapassato più di cento anni fa, il suo spirito sta ancora impartendo guida spirituale.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) soleva dire ai suoi allievi: “Non è necessario che voi andiate da nessuna parte. Non pensate che io stia parlando dal mio ego. Io sono senza ego, e qualunque cosa io dica è per il vostro miglioramento”. Egli usava confrontarsi con il precedente santo, Shaykh Abdul Qadir Jilani (r.a.). Soleva mostrare due dita affiancate e diceva: “Lui ed io siamo come queste due dita. Dove egli è presente, egli chiede anche a me di essere là”.

Una volta per caso capitò che Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) visitasse una tomba. Rimase in piedi a contemplarla per un certo tempo, apparentemente senza reverenza per il defunto. La gente cominciò a chiedersi se la persona nella tomba fosse un wali (santo). Sayyid Abdul Buri Shah (r.a.) rispose che prima non era un stato un wali, ma ora lo era.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) era franco con i suoi allievi e non gli piaceva che gli venisse accordata alcuna speciale distinzione. Ogni volta che stava nella casa del nostro Grande Shaykh diceva che, se qualcuno avesse chiesto notizie su di lui, a quella persona si doveva dire semplicemente che lui era lì come ospite. Raramente pronunciava parole severe o rimproverava i suoi allievi. Se riteneva necessario riprenderli, usava dire: “Tu manchi di adab”. Era così misericordioso che aggiungeva immediatamente: “Sono io responsabile della tua condotta sbagliata”.

Egli dedicava la maggior parte del suo tempo alla meditazione, continuando ogni seduta per circa tre ore. Spesso passava la notte intera a meditare, e tuttavia al mattino appariva fresco e di buon umore. Amava i suoi allievi come fossero figli e figlie. Anch’essi lo amavano moltissimo e non erano tentati di dare attenzione ad altri Shaykh, non importa quanto fossero grandi. Per esempio l’acquaiolo di Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) una volta venne al fiume ad attingere dell’acqua. Vide in lontananza uno come il Khidr (la pace sia su di lui) che lo chiamava. L’acquaiolo rispose: “Perché dovrei venire da te? Perché non dovrei andare dal mio maestro, per la vicinanza del quale tu mi stai chiamando?”

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) non aveva potuto ricevere alcuna istruzione formale, ma, con l’aiuto dell’ ‘ilm‘i-ladunni (la conoscenza che non è appresa, ma è riflessa nella quieta mente di un Sufi da un altro piano dell’essere), poteva rispondere a domande, citare libri e perfino pagine e numero delle righe. Sembrava che i dettagli di ogni campo di conoscenza e di scienza fossero aperti davanti a lui.

Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) lasciò il corpo e prese dimora nei cieli all’età di soli quarant’anni. Non aveva figli. Era vissuto molto semplicemente in un’ordinaria capanna.

Un giorno Hazrat Sayyid Abdul Bari Shah (r.a.) stava facendo l’abluzione in un angolo della sua casa. Mentre faceva ciò, gli passò per la mente questo pensiero: “Sono un pover’uomo che vive in solitudine, e sembra che quest’Ordine rimarrà limitato a me solo”. Il pensiero lo rattristò, ma poi un’indicazione proveniente da Dio lo rese felice. Venne a sapere che Dio voleva diffondere quest’Ordine dall’Oriente all’Occidente e dalla terra al mare. Per grazia di Dio, noi possiamo ora cogliere i segni dell’adempimento di questa promessa.

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